Gesù e la Fine: Una profezia mancata? Parte 3

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Ego: Caro Teofilo, abbiamo detto che gli scritti di Ioannen non riportano la profezia di Ieosus sulla distruzione del tempio di Gerusalemme. Inoltre abbiamo detto che è evidente che Ieosus non pronunciò quella profezia nei modi e nei tempi in cui è stata raccontata da Marcos, Loukas e Matthàion. Andando un po’ più sul dettaglio, vorrei chiederti: Le varie narrazioni della profezia della distruzione del tempio di Gerusalemme contenute nei tre vangeli sono identiche tra loro?

Teofilo: No. Sotto molti aspetti le varie narrazioni non sono identiche tra loro.

Ego: Perché i discepoli hanno fornito delle narrazioni diverse di un ipotetico racconto unico?

Teofilo: Un primo ovvio motivo, come abbiamo detto, è che probabilmente Ieosus pronunciò le parole di quella profezia in circostanze diverse. Ognuno degli scrittori ha quindi riassunto le idee di Ieosus in modo diverso, in base all’obiettivo che aveva dato al proprio racconto.

Detto questo, dobbiamo sottolineare che la prima parte della profezia, ossia la profezia di Ieosus sulla futura distruzione del tempio di Gerusalemme, fu estremamente chiara, logica e pertinente. Ieosus non diede informazioni ambigue nello stile del leggendario oracolo di Delfi. Non diede informazioni confuse in cui alcune frasi che si potevano applicare ad un periodo di tempo erano mischiate con altre frasi che si potevano applicare ad altri periodi di tempo. Ieosus non diede nemmeno una profezia in cui le stesse parole potessero applicarsi a due scenari diversi, a due diversi periodi di tempo, lontani tra loro migliaia di anni. Ieosus non ha mai giocato con la capacità di comprensione dei suoi discepoli.

Dobbiamo solo ricordare che a questa prima parte della profezia, estremamente logica e chiara, è stata aggiunta una seconda parte (e nel caso di Matthàion molti altri pensieri) che non avevano nulla a che fare con quella profezia, ma si riferivano ad un tempo e ad un contesto completamente diversi.

Dato che l’apostolo Ioannen ha deciso di non riportare in nessun luogo del suo racconto della vita di Ieosus nemmeno la seconda parte della profezia, non possiamo sapere con certezza se quelle parole siano effettivamente parole di Ieosus, o se siano solo una elaborazione di quello che i discepoli avevano ascoltato in altre occasioni e pensavano di aver capito. Ad ogni modo, secondo il parere dei discepoli, quelle informazioni risultavano attendibili e per questo sono state inserite nei vangeli.

Ego: Come hai detto prima, è possibile che la convinzione dei discepoli che la fine dell’impero romano sarebbe arrivata durante la loro vita, e che il regno di Israele sarebbe risorto durante quel tempo, ha condizionato il modo in cui i vangeli di Marcos, Matthàion e Loukas riportano le parole di Ieosus?

Teofilo: Assolutamente sì. Il vangelo di Matthàion riporta affermazioni attribuite a Ieosus come: “Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra. Ve lo dico sul serio: Non completerete affatto il giro delle città d’Israele finché arrivi [io], il Figlio dell’uomo [profetizzato da Daniel]”. Oppure, scrisse: “E ve lo dico sul serio: ci sono alcuni che stanno proprio qui, che non moriranno prima di aver visto il Figlio dell’uomo [profetizzato da Daniel] venire con il suo Governo [Celeste]”. Non possiamo pensare che Ieosus abbia pronunciato esattamente quelle parole. Nella profezia sul suo ritorno riportate in Matteo al capitolo 24, Ieosus disse di non essere a conoscenza “del giorno” e “dell’ora” stabiliti da Yahweh per il suo ritorno. Come faceva a promettere agli apostoli che sarebbe tornato durante la loro vita, addirittura prima che i discepoli avessero finito di annunciare la Buona Notizia nel territorio di Israele? È evidente che questa fosse solo una loro convinzione, o forse una loro speranza.

I discepoli davano per certo che Ieosus tornasse per regnare e per distruggere i romani durante la loro vita. Gli apostoli non avrebbero potuto reggere l’idea che non ci sarebbe stato nessun nuovo Regno di Israele sulla terra, e che il Governo di Dio non sarebbe venuto nel corso della loro vita. Come leggiamo in Atti 1:7, quando i discepoli chiesero informazioni in tal senso, Ieosus non diede chiarimenti su questo punto. Lascia la cosa in sospeso, dicendo con garbo che non erano affari loro conoscere tutti i dettagli.

Ego: Quindi, volendo essere semplici, nel contesto della distruzione del tempio di Gerusalemme, quando Ieosus parlava della “fine”, intendeva la “fine del Regno di Israele”. Molto probabilmente, invece, con la parola “fine” i discepoli capivano che doveva venire la fine dei Romani e della loro epoca, a cui sarebbe seguita la gloria del rinato Regno di Israele.

Teofilo: Precisamente.

Ego: Se non sbaglio Ieosus predisse anche in quale periodo di tempo il tempio di Gerusalemme sarebbe stato distrutto, o sbaglio?

Teofilo: Certo, Ieosus predisse questo avvenimento con precisione. Secondo quanto detto da Matthàion, Ieosus dà due indicazioni temporali sul “quando” sarebbe sopraggiunta la distruzione del tempio di Gerusalemme. Nel vangelo di Matteo al versetto 24:34 Ieosus dice che quella generazione che lo stava ascoltando non si sarebbe estinta prima che il tempio fosse stato distrutto. In un linguaggio moderno diremmo che non sarebbero passati nemmeno quarant’anni prima della distruzione del tempio.

In aggiunta, in Matteo 24:14, Ieosus dà un secondo riferimento temporale che avrebbe fatto da segnale per i discepoli che la distruzione del tempio di Gerusalemme fosse ormai imminente. Egli disse “E si farà annunciare la buona notizia del Governo [di Dio] in tutta la terra abitata, come una testimonianza a tutte le nazioni, e [solo allora] verrà la fine”. Ancora una volta, bisogna mettere questa affermazione nel contesto in cui venne pronunciata. Al tempo di Ieosus, i palestinesi non conoscevano l’America, né l’Australia, né la Cina. Per la stragrande maggioranza dei contemporanei degli apostoli, il mondo conosciuto coincideva con l’impero romano.

Ego: I discepoli come avrebbero saputo che la Buona Notizia era stata annunciata in tutto l’impero romano, e che quindi la fine del tempio di Gerusalemme fosse ormai imminente?

Teofilo: La scrittura di Colossesi 1:23 ci fa comprendere che, quando Pàulos scrisse la lettera alla comunità dei discepoli di Colosse, questa profezia si fosse avverata. Secondo quelle parole la Buona Notizia era “stata predicata in tutta la creazione sotto il cielo”. Ovviamente, ripetiamo, “il mondo” a cui si riferiva la lettera ai Colossesi era in buona sostanza l’impero romano che includeva tutto il mondo allora conosciuto. Questo mondo racchiudeva l’Europa e i paesi che si affacciavano sul Mar Mediterraneo. In quel contesto limitato, le parole di Ieosus si erano realmente avverate.

Ego: Quando furono scritte le parole di Colossesi 1:23?

Teofilo: La lettera ai Colossesi fu scritta, si pensa, verso la fine della prima detenzione di Pàulos a Roma, cioè verso il 60-61 d.C., circa trenta anni dopo le parole della profezia di Ieosus. Affiancando i due riferimenti temporali dati da Ieosus, la generazione che non si sarebbe estinta e la conclusione della predicazione della Buona Notizia (nel senso che tutto il territorio che ci si era prefissi era stato raggiunto), i discepoli del primo secolo capirono con estrema chiarezza che il conto alla rovescia per la distruzione del tempio di Gerusalemme fosse ormai iniziato. Non sapevano con precisione l’anno, il mese e il giorno, ma sapevano che quanto predetto da Ieosus sulla distruzione del tempio di Gerusalemme si sarebbe avverato entro brevissimo tempo. E così avvenne. Nell 66 d.C., praticamente in contemporanea con la diffusione nelle varie comunità dei discepoli della lettera ai Colossesi, iniziarono le operazioni dei romani che avrebbero portato nel 70 d.C. alla distruzione del tempio di Gerusalemme.

Ego: Questa profezia era chiaramente comprensibile a tutti i suoi lettori?

Teofilo: Sì. Nel predire la distruzione del tempio di Gerusalemme, i tre scrittori evangelici usano due diverse espressioni per descriverne la causa.  In Matteo 24:15,16 viene riportata questa profezia: “Quando vedrete la cosa sacrilega che porta la devastazione, di cui parlò il profeta Daniel, stare nel luogo sacro – chi legge si sforzi di capire – allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti,”. Viceversa il discepolo Loukas, per indicare la causa della distruzione di Gerusalemme, usa una espressione completamente diversa. Al posto di menzionare la “cosa sacrilega che porta la devastazione”, in Luca 21:20 si legge: “Inoltre, quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti invasori, allora sappiate che la sua desolazione si è avvicinata”. Infine Marcos 13:14, ripropone la stessa versione usata da Matthàion e dice: “Quando vedrete la cosa sacrilega che porta la devastazione, di cui parlò il profeta Daniel, stare nel luogo sacro – chi legge si sforzi di capire – allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti”. Pensi che la profezia sia abbastanza comprensibile?

Ego: Sì. A riguardo vorrei chiederti: Come mai gli scrittori dei vangeli usano due espressioni diverse per profetizzare l’attacco dei romani? Perché Marco e Matthàion usano l’espressione “la cosa sacrilega che porta la devastazione”, mentre Loukas usa l’espressione “eserciti accampati”? E poi, perché su questo punto la versione del discepolo Loukas si discosta dagli scritti di Matthàion e di Marcos?

Teofilo: Secondo molti studiosi, il vangelo più antico messo per iscritto è quello di Marcos. Successivamente vennero scritti gli altri due vangeli. Sembra che tutti e tre gli scritti siano stati redatti prima della distruzione del tempio di Gerusalemme del 70 d.C. Se le cose stanno in questo modo, è possibile notare una sorta di “evoluzione” nella comprensione di questa profezia. Fino a poco tempo prima del suo avverarsi, la minaccia che sovrastava Gerusalemme era una oscura “cosa sacrilega” profetizzata circa 600 anni prima dal profeta Daniel. Ma probabilmente gli apostoli non capivano esattamente a cosa sarebbe corrisposta quella “cosa sacrilega”. Quando la minaccia della distruzione era diventata imminente, Yahweh ha fatto in modo che si comprendesse cosa rappresentasse in realtà la “cosa sacrilega”. Rappresentava degli eserciti che avrebbero circondato la città.

Dato che i romani dominavano il mondo, i discepoli potevano aspettarsi di vedere Gerusalemme circondata dai loro eserciti, e quello sarebbe stato il segnale della imminente distruzione del tempio, con tutte le sue conseguenze di morte e distruzione. Non c’era molto spazio per l’immaginazione.

Per loro era di fondamentale importanza capire questo aspetto, perché Ieosus diede loro il comando di fuggire dalla città di Gerusalemme non appena avessero visto questa “cosa sacrilega” nel luogo santo, ossia nella città stessa. Da cosa dovevano fuggire i discepoli, se non riuscivano a distinguere la minaccia? Con l’avvertimento molto più preciso scritto nel vangelo di Luca, quando nel 66 d.C. i romani attaccarono la città, i discepoli compresero chiaramente che era arrivato il tempo di fuggire. Non sapevano come sarebbero fuggiti, ma erano certi da chi sarebbe provenuto l’attacco contro Gerusalemme, ed erano certi anche che la fuga dalla città sarebbe stata possibile. Quando il generale Cestio Gallo si ritirò dopo il suo attacco a Gerusalemme nel 66 d.C. i discepoli avranno pensato che quello era il momento buono per fuggire, e secondo alcuni storici, fuggirono in massa. Nel 70 d.C. i romani tornarono, e per i giudei che erano restati all’interno della città non ci fu più scampo.

Non bisogna dimenticare che Loukas, nelle prime righe del vangelo, dichiara di aver cercato di mettere le cose “in ordine logico”. Il modo di riportare la profezia da parte di Loukas rispecchia questo sforzo. È vero che anche Loukas risente delle aspettative errate da parte dei discepoli, che facevano coincidere il ritorno di Ieosus con la distruzione del tempio di Gerusalemme. Ma lo sforzo di Loukas di mettere le cose in ordine logico, ci permette di dividere in modo piuttosto semplice il contesto delle due profezie unite dai discepoli, quella della distruzione del tempio e quella del ritorno di Ieosus.

FINE TERZA PARTE: LA QUARTA PARTE VERRÀ PUBBLICATA A BREVE

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7 Comments

  • Simona F.

    30 luglio 2017 at 8:43 Rispondi

    Quindi fa tutto parte del passato? Lo trovo logico e verificabile, ma é una bella botta….

  • Dami

    30 luglio 2017 at 9:11 Rispondi

    E’ interessante che abbiate sottolineato l’attesa degli ebrei per un messia che fosse re in terra e non in cielo. In effetti in quegli anni c’era una forte attesa messianica fra gli ebrei ed è comprensibile che fossero stupiti nel sentir parlare di un regno nei cieli invece di uno terreno come la loro tradizione insegna. C’è da dire che in effetti non si spiega come mai un rabbi ebreo come Gesù predicasse un concetto tanto estraneo all’ebraismo come quello di un messia che governa in cielo…. Non sarà che il “regno dei cieli” è un’altra invenzione teologica degli autori delle scritture greche? L’idea di un unto che instaura un regno celeste suona molto più vicino all’ellenismo che all’ebraismo..

    • Admin

      30 luglio 2017 at 10:09 Rispondi

      Ieosus disse di essere “l’umano che aveva accesso ai cieli” profetizzato in Daniele 7, e lo disse per tutto il suo ministero. Nemmeno Nicodemos, un maestro della Legge, riusciva a capire questo concetto. Ma era scritto nelle loro Scritture da secoli.

      • Dami

        30 luglio 2017 at 10:31 Rispondi

        Umano che ha accesso ai cieli è diverso da re nei cieli e ancora più diverso da messia.
        Il mio punto era riguardo la figura del messia che, non dimentichiamolo, è prettamente ebraica. Ma questo concetto del messia che regna nei cieli oppure che muore, risorge e ritorna, non appartiene minimamente alla tradizione ebraica e tantomeno alle scritture ebraiche. Un conto è non avere ancora compreso a fondo una scrittura, un altro conto è stravolgere completamente il ruolo del messia ebreo e le modalità con cui avrebbe agito. Il messia cristiano è di fatto una creazione teologica, mentre quello ebraico è in concreto un re che ristabilisce Israele, porta la pace nel mondo e riunisce le tribù diperse. Ora, mi pare che Gesù non abbia fatto nessuna di queste cose, quindi con il messia indicato da Dio nelle scritture ebraiche centra poco o niente.

        • Admin

          30 luglio 2017 at 11:04 Rispondi

          Tu non ci devi mettere in bocca le tue parole o quelle di altri.

          Se parli di Messia, allora ti diciamo che Ieosus si presentò come “Messia degli ebrei”, e i cari “cuginetti” ebrei lo hanno accoppato. Quindi tutte le promesse legate al “Messia degli ebrei” se ne sono andata in fumo. Sono stati scartati.

          Se parli di “Regno dei Cieli”, allora Ieosus disse che, oltre a essere il Messia, era anche “L’umano che aveva accesso ai cieli” e che avrebbe dominato non solo su Israele, ma sul mondo intero. Ora Ieosus è esattamente questo. Un essere celeste che farà conformare la Terra, con le buone o con le cattive (ormai siamo alle cattive) a qualcosa che è molto molto molto più grande di lei. La religione non c´entra niente, assolutamente niente.

          • Dami

            30 luglio 2017 at 11:39

            Io non ho usato parole mie ne di altri e certamente non ho tirato in ballo la religione.
            Quello che sostengo è che le poche tracce che le scritture ebraiche (AT) riportano riguardo il ruolo del messia non contengono nessun riferimento diretto o indiretto a qualcuno che avrebbe dovuto regnare nei cieli, anzi, si delinea chiaramente la figura di un uomo che fisicamente libera Israele dal giogo nemico e sarà un re giusto e vittorioso. Da nessuna parte è stato profetizzato un messia che muore o meno ancora uno che muore per poi tornare un giorno o l’altro. Gli ebrei facilmente hanno ammazzato Gesù perchè alcune sue affermazioni (sempre ammesso che quelle che leggiamo nei vangeli siano effettivamente parole dell’uomo Gesù e non di chi scrisse i vangeli) riguardo il suo ruolo di messia erano (e sono) totalmente estranee alla figura di messia che la scrittura profetica ebraica riporta. Il mashiach (unto) è in tutto e per tutto una figura creata all’interno dell’ebraismo come aspettativa di riscatto SULLA TERRA per il popolo di Israele e per estensione al mondo intero, non un rabbi che viene ucciso e va a regnare nei cieli. Basta leggere l’AT e la tradizione talmudica per capire…non occore aggiungere o togliere nulla a quanto scritto.

          • Admin

            30 luglio 2017 at 16:34

            Tu continui a pensare al Messia come frutto di una religione. Sei completamente fuori strada. Ma ognuno è libero di avere le sue idee. Fatto sta che il calendiario è diviso in Avanti Cristo e Dopo Cristo. E questo è un fatto.

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