Gesù e la Fine: Una profezia mancata? Parte 2

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Ego: Teofilo, se non ti dispiace, andiamo ora più nel dettaglio sulle perplessità sollevate dalla profezia di Ieosus sulla distruzione del tempio di Gerusalemme. Ne accennavi la volta scorsa, ma ora vorrei chiedertelo direttamente: quali sono queste perplessità?

Teofilo: A farla corta: era impossibile che pochi giorni prima della morte di Ieosus i suoi discepoli chiedessero certe cose, ed è ulteriormente impossibile che Ieosus quella sera abbia detto certe altre cose.

Ego: Di cosa stiamo parlando?

Teofilo: Se leggiamo con attenzione le domande che, secondo i discepoli Matthàion, Marcos e Loukas, sono state rivolte a Ieosus dai suoi apostoli, notiamo delle evidenti contraddizioni. Le domande riportate dal vangelo di Luca e nel vangelo di Marco, differiscono profondamente da quelle riportate dal vangelo di Matteo.

Ego: Oltre a queste domande, ci sono anche altre contraddizioni?

Teofilo: Sì. Nella seconda parte di ciascun resoconto della profezia, Ieosus sembra andare molto oltre le domande fatte dai discepoli. La sua risposta sembra indicare che il suo ritorno sarebbe dovuto avvenire durante la distruzione del tempio di Gerusalemme circa duemila anni fa. Oggettivamente questo non è accaduto. Quindi abbiamo qualcosa che non va sia nelle domande rivolte a Ieosus, sia nella risposta che, secondo i suoi discepoli, lui avrebbe dato.

Ego: E questo cosa vuol dire?

Teofilo: Questo vuol dire che, come in altri casi descritti a proposito dei vangeli di Marcos, Loukas e Ioannen, probabilmente quella conversazione tra Ieosus e i suoi discepoli, almeno nel modo in cui è stata riportata dagli scrittori, non c’è mai stata. Coerentemente con il modo in cui sono stati redatti i vangeli, Ieosus avrà pronunciato singole parti di quella profezia in tempi e in luoghi diversi, ed evidentemente anche con significati diversi. Successivamente Loukas, Matthàion e Marcos hanno unito le singole parti che sono state pronunciate, o le hanno riassunte in base a quello che loro pensavano di aver compreso, e le hanno scritte nel modo che a ciascuno di loro è sembrato più corretto in base al contesto.

Ego: Infatti almeno Marcos e Loukas non erano presenti durante quella conversazione. Loro riportano solo quello che altri gli hanno detto di aver sentito dire.

Teofilo: Esatto.

Ego: Possiamo andare più sul dettaglio?

Teofilo: Certo. Andiamo ad esaminare il testo. Notiamo che, dopo che Ieosus ha predetto che il tempio di Gerusalemme sarebbe stato distrutto, il vangelo di Luca e il vangelo di Marco riportano queste domande da parte degli apostoli: “Dicci, quando accadrà questo [la distruzione del tempio], e quale sarà il segnale che tutte le cose che hai detto staranno per accadere?”. 

Al contrario, e in maniera assolutamente estranea al contesto del racconto, il vangelo di Matteo fa porre ai discepoli una domanda davvero strana. La sua versione del racconto fa chiedere agli apostoli: “Quale sarà il segnale del tuo ritorno e della fine di [questa] era?”.

Ego: Perché la domanda riportata da Matthàion nel vangelo di Matteo è strana?

Teofilo: L’incongruenza è evidente. Secondo le domande riportate dal vangelo di Luca e dal vangelo di Marco, gli apostoli chiedevano a Ieosus due cose logiche e conseguenti: (1) Quando il tempio di Gerusalemme verrà distrutto. (2) Quale segnale ci farà capire che è giunta l’ora della distruzione del tempio. Queste domande appaiono del tutto naturali e logiche dopo quanto detto da Ieosus sulla futura distruzione del tempio di Gerusalemme.

Ego: E le domande di Matthàion?

Teofilo: Le domande del vangelo di Matteo, invece, non chiedono nulla sulla distruzione del tempio! E questo suona davvero strano, dopo quello che Ieosus aveva appena detto che sarebbe accaduto. Inoltre, sempre secondo Matthàion, i discepoli avrebbero chiesto informazioni sul “segnale del ritorno [di Ieosus] e della fine di questa era [o fine del mondo]”. Queste sono due domande oggettivamente impossibili.

Ego: Perché? In che senso queste domande sono impossibili?

Teofilo: La domanda “sul segnale del ritorno di Ieosus” può sembrare banale o scontata a noi oggi che sappiamo che Ieosus morì, fu risuscitato, tornò nella Dimensione Celeste e promise che un giorno sarebbe tornato.

Ma quando nel suo racconto Matthàion fa pronunciare agli apostoli di Ieosus questa domanda, Ieosus non aveva ancora insegnato che i discepoli dovevano attendere il suo ritorno. Come facevano i discepoli a chiedere qualcosa di cui loro non conoscevano l’esistenza? E poi, Ieosus aveva parlato della distruzione del tempio di Gerusalemme, non della fine del mondo. Che senso hanno quindi le domande riportate da Matthàion nel vangelo di Matteo?

Ego: Appunto, che senso hanno?

Teofilo: Hanno il senso di far forzatamente coincidere la distruzione del tempio di Gerusalemme con il ritorno di Ieosus. Ma questo, lo sappiamo, è altrettanto impossibile, in quanto non è accaduto.

Ego: Stai dicendo che quella di Matthàion è una forzatura?

Teofilo: Sì. Ovviamente per “forzatura” non intendiamo dire che i discepoli hanno cercato di far dire a Ieosus quello che non disse. Matthàion e i discepoli non lo avrebbero fatto mai. Piuttosto, insegnarono ad altri quello che loro credevano di aver capito dalle parole di Ieosus, unendo diverse profezie di Ieosus, e le presentarono come un unico discorso. Ma, evidentemente, si sono sbagliati.

Ego: Siamo sicuri che i discepoli non potevano sapere, quel giorno sul monte degli Ulivi, che Ieosus se ne sarebbe andato, e dopo un lungo periodo di tempo, sarebbe tornato?

Teofilo: Quarantotto ore prima della morte di Ieosus, ossia quando si trovava con i suoi discepoli sul monte degli Ulivi, il futuro ruolo di Ieosus come giudice del mondo intero, e non solo di “Eletto” o Re di Israele, non era del tutto comprensibile ai suoi apostoli. Lo dimostra il fatto che, come abbiamo detto prima, anche dopo la sua risurrezione i suoi apostoli gli chiedevano: “ristabilirai in questo tempo il Regno di Israele”?

Fino a quel momento loro sapevano (e ancora non accettavano) che Ieosus in qualità di Eletto o Messia in qualche modo sarebbe morto, anche se non comprendevano esattamente come e perché ciò sarebbe avvenuto. Conoscevano alcune metafore di Ieosus su di un ricco signore che partiva per un lungo viaggio e poi faceva ritorno, ma è estremamente improbabile che applicassero quelle metafore ad una assenza di Ieosus che sarebbe durata circa duemila anni. Infatti nessuno si aspettava che Ieosus li lasciasse.

Come dissero con molta sincerità alcuni discepoli diretti ad Emmaus dopo la morte di Ieosus, loro pensavano quanto è scritto nel vangelo di Luca al versetto 24:21: “Noi speravamo che quest’[uomo] fosse colui che era destinato a liberare Israele”.  Quelle parole indicano che, in un primo momento, sembrava che quella speranza fosse andata delusa. Tutti i discepoli, compresi gli apostoli, si aspettavano che Ieosus diventasse re e che liberasse Israele dai romani. La sua morte aveva mandato in frantumi questa idea. Come faceva Matthàion, in un contesto con queste idee e queste speranze, a dire che i suoi discepoli chiesero: “quale sarà il segno del tuo ritorno e della fine del mondo”? Non è possibile che questo sia avvenuto in questo modo.

Ego: Abbiamo una spiegazione?

Teofilo: La risposta è semplice. Le domande riportate nei vangeli di Matteo non vennero rivolte a Ieosus nel contesto in cui vengono riportate. Sono domande completamente fuori dal contesto della distruzione del tempio di Gerusalemme, e riflettono l’idea errata che il ritorno di Ieosus coincidesse con la distruzione del tempio di Gerusalemme. Tutti i vangeli rivelano che gli apostoli si immaginavano un ritorno di Ieosus in Israele a brevissimo tempo per distruggere i romani, dopo di che loro stessi si sarebbero seduti su dodici troni. Per loro la venuta del Messia finiva lì.

Ego: Ma allora perché nella sua risposta Ieosus include particolari del suo giudizio sul mondo intero?

Teofilo: Tutti e tre i racconti narrano, insieme alla profezia della distruzione del tempio di Gerusalemme, anche del ritorno di Ieosus e del suo giudizio sul mondo intero, anche se solo Matthàion pone le domande sul suo ritorno. Come abbiamo detto, se leggiamo il racconto profetico in tutti e tre i vangeli, sembra di capire che il ritorno di Ieosus sarebbe coinciso con la distruzione del tempio di Gerusalemme. Ma non è accaduto così, né possiamo immaginare che Ieosus abbia predetto qualcosa che non si è avverato. Questo è un altro evidente indizio che ci fa capire come quello che gli apostoli credevano che sarebbe successo durante la loro vita abbia influenzato profondamente il loro racconto all’interno dei vangeli. Hanno, per così dire, incollato assieme due profezie che non centravano niente tra loro: (1) La distruzione del tempio di Gerusalemme, e (2) il ritorno di Ieosus.

Ego: Come possiamo essere sicuri che le profezie “incollate” siano due?

Teofilo: In realtà i pensieri “incollati” sono molto più di due. Specialmente Matthàion incolla un numero notevole di metafore, riflessioni e profezie di Ieosus su altri argomenti in un’unica grande profezia. Ma i punti salienti di questo discorso sono almeno due: (1) La distruzione del tempio, e (2) il ritorno di Ieosus.

Ego: Comunque, da come penso di aver capito, anche se Ieosus non pronunciò quel discorso nel modo in cui lo riportano Matthàion e gli altri scrittori dei vangeli, in qualche circostanza quelle informazioni vennero effettivamente date da Ieosus ai suoi discepoli, anche se probabilmente in contesti diversi.

Teofilo: Esatto. Evidentemente in qualche circostanza Ieosus aveva dato a Matthàion le informazioni riportate da lui. Lo scrittore ha solo scelto il posto per lui più opportuno per riportarle. Nel fare questo ha commesso alcuni errori.

Ego: Quindi in questa circostanza non parliamo di versetti aggiunti in seguito, o spuri, ma di una iniziativa degli scrittori originali dei vangeli, in buona fede, di collegare tra loro cose che Ieosus disse in tempi diversi. Questa unione si è rivelata poi, alla prova del tempo, errata.

Teofilo: Esatto.

FINE SECONDA PARTE: LA TERZA PARTE VERRÀ PUBBLICATA A BREVE

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16 Comments

  • livio t.

    20 luglio 2017 at 10:51 Rispondi

    logico e sostenibile. complimenti. Attendo con ansia la terza parte.

    • Paolo di Tarso

      20 luglio 2017 at 16:58 Rispondi

      Ok, devo ammettere che il ragionamento fila… allora non vedo l’ora di leggere altre parti

    • Cerco Dio mcorrente85@gmail.com

      30 luglio 2017 at 15:49 Rispondi

      Nella lettura di questi racconti mi era sempre sembrato che qualcosa non quadrava

  • John L.

    20 luglio 2017 at 11:50 Rispondi

    Mi piace molto il modo logico in cui parli. Ci può stare quello che dici.

    • viola

      20 luglio 2017 at 12:31 Rispondi

      illuminante !

  • Dami

    20 luglio 2017 at 16:26 Rispondi

    Con questa disamina stai sostanzialmente affermando che i sinottici sono già di per sè un’operazione teologica?

    • Admin

      20 luglio 2017 at 20:23 Rispondi

      Lo vedi che quando vuoi ragioni bene 🙂 Basta volerlo a volte 😉 ciao

      • Dami

        20 luglio 2017 at 22:47 Rispondi

        Ammetto che trovo questa tesi affascinante. Ci sono comunque diverse implicazioni da considerare e ho diverse domande ancora aperte ma attendo la fine della vostra analisi prima di esporle.

  • Pantera G.

    20 luglio 2017 at 20:38 Rispondi

    Non mi sei molto simpatico per il tuo modo di porti. Sei un pugno nello stomaco.. Ma devo riconoscere che stai smontando pezzo per pezzo e in modo logico e documentato la fede che pensavo di avere. Vorrei odiarti, ma ti ammiro.

  • francesco

    28 luglio 2017 at 8:58 Rispondi

    Io ho sempre letto che si tratta di profezie che hanno avuto due adempimenti in tempi diversi, uno locale e di ridotte dimensioni ed uno globale. Non sarebbe la prima volta che la Bibbia contiene casi del genere. Non mi sembrano nemmeno strani le apparenti discordanze degli apostoli. Ognuno ha scritto o raccolto informazioni scritte poi da prospettive diverse. Un pò come quando Giosuè scrive che il sole si ferma, si tratta di prospettiva data da un osservatore terrestre. Come scrive teofilo gli apostoli erano stati istruiti o “aggiornati” dallo Spirito Santo. Pensare che qualcosa sia stato scritto male, non significa dubitare della capacita del Padre di spiegare i suoi intenti attraverso Gesu e il suo Spirito?

    • Admin

      29 luglio 2017 at 11:40 Rispondi

      No, visto che il Padre non c`entra con quegli scritti.

  • Speranzoso

    29 luglio 2017 at 14:16 Rispondi

    Il padre strano che abbia permesso che gli scritti venissero tramandati in modo errato o interpretabile…

    • Admin

      29 luglio 2017 at 18:15 Rispondi

      E li scritti buddisti chi li ha permessi? E il corano? E i vedas? Il mondo è un pó più grande di una chiesa…

  • fra'

    30 luglio 2017 at 4:08 Rispondi

    Mi pare che smontiate un po’ tutta la SCRITTURA con una interpretazione personale , certo affascinante , certo possibile…ma come ad esempio altri ( vedi lo studioso Biglino ) .; NON capisco nemmeno il fatto di mettere i nomi come siamo abituati ( di Gesu’ ad esempio o gli altri discepoli apostoli..come di prassi ) allora varrebbe il fatto di oltre che mettere i nomi come fate voi , mettere anche la lingua non in italiano !…Mi pare di allontanarci spesso dal messaggio con fissazione sui nomi e non sul fulcro…
    Ma yahwe’ vede dentro di noi se lo chiamiamo con un nome similare ma pensiamoa LUI..mica colpa nostra se la vera pronuncia e’ stata difficile per noi uomini diciamo “moderni” causa yhwh etcetc…

    Sono interpretazioni che a questo punto tutti potrebbero fare , con vari ragionamenti piu’ o meno logici , ma mi pare che si vada ad ingarbugliare ancora di piu’ le menti di chi legge…

    Poi corano , vedas etc etc sono altre storie non certo devono distoglierci dal credere nella Bibbia e nel nuovo testamento…

    • Admin

      30 luglio 2017 at 8:09 Rispondi

      Se il resto del mondo non esiste perchè lo diciamo noi allora siamo rimasti al medio evo

  • Rosangela

    4 settembre 2017 at 22:19 Rispondi

    Sul Tabor ,dopo la trasfigurazione, Gesù disse ai tre apostoli che erano con lui di non rivelare agli altri ciò che avevano visto( il corpo glorioso)per cui, presumo che, dopo la morte e fino al tempo degli scritto evangelici si siano chiariti tra i vari apostoli ergo che il “ritorno” nella gloria loro se lo attendevano. (Pietro, Giovanni e Giacomo hanno spiegato ciò che avevano visto !?), il consolatore ha fatto il resto e Matteo ha scritto unendo le due circostanze. Potrebbe starci questo passaggio. Ad Emmaus non lo riconobbero in pieno giorno. Erano confusi, alcuni sapevano e altri no alcune cose quindi le scritture sono state redatte in resoconto discordante e dopo vari anni. Comunque mi piace. Complimenti.

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