Gesù e la Fine: Una profezia mancata? Parte 1

Ego: Teofilo, vorrei iniziare questo argomento delle profezie parlando della profezia che Ieosus pronunciò sulla distruzione del tempio di Gerusalemme e sul suo giudizio sul mondo intero, o Giudizio Universale.

Teofilo: Va benissimo.

Ego: Secondo molti, la Bibbia predice un “Tempo della Fine” per indicare il periodo di tempo conclusivo che porta al giudizio di Dio e che segna in buona sostanza la fine di questo mondo. Secondo molti studiosi della Bibbia, la nazione ebraica del passato, con la sua adorazione imperniata sul tempio di Gerusalemme visse il suo “tempo della Fine” nel periodo che culminò con la distruzione del tempio di Salomone nel 70 d.C. Secondo molti religiosi quello che accadde a Gerusalemme in quel tempo prefigurò ciò che sarebbe accaduto in maniera assai più marcata e su scala mondiale al tempo in cui tutte le nazioni sarebbero andate incontro all’esecuzione del giudizio di Dio nei nostri giorni. Secondo molti di loro Ieosus diede una specie di “segno” che avrebbe indicato la “fine imminente” di questo mondo. Secondo questi religiosi i vari aspetti di questo segno sono riportati nei capitoli 24 e 25 di Matteo, 13 di Marco e 21 di Luca, e nel racconto dell’apostolo Paolo riportato in 2 Timoteo 3:1-5. Secondo molti critici, quello che è stato profetizzato da Ieosus in questi racconti non è mai accaduto. E onestamente anche a me sembra così. Cosa mi puoi dire a riguardo?

Teofilo: Possiamo iniziare dicendo che l’apostolo Ioannen non riporta questa profezia nel suo racconto della vita di Ieosus. La ignora completamente.

Ego: Come mai?

Teofilo: Possiamo elencare alcuni probabili motivi per cui Ioannen non abbia riportato questa profezia nel suo racconto. (1) La prima parte di quella profezia riguardava prettamente i giudei del primo secolo, e quindi non sarebbe interessata a coloro che non facevano parte di quella realtà o di quel tempo. (2) Quando Ioannen mise per iscritto il suo racconto, la prima parte di quella profezia si era già avverata, quindi non era necessario ripeterla. (3) Probabilmente parte di quella profezia, se non tutta, non venne pronunciata da Ieosus sul monte degli Ulivi nel modo e con il significato riportato dai discepoli Loukas, Marcos e Matthàion. Sapendo questo, e capendo che forse si era fatto un attimino di confusione nella comprensione delle parole di Ieosus, probabilmente Ioannen preferì non riportare quel racconto.

Ego: Puoi spiegarti meglio?

Teofilo: La profezia che tu menzioni viene riportata nei capitoli 24 e 25 del vangelo di Matteo, nel vangelo di Luca al capitolo 21 e nel vangelo di Marco al capitolo 13. In questa profezia, secondo gli scrittori Marcos, Loukas e Matthàion, Ieosus prevedeva la distruzione del tempio di Gerusalemme entro una generazione dal momento in cui lui stava parlando.  Fin qui tutto normale.

Il punto critico è un altro. Ad un certo punto, mentre Ieosus predice la distruzione del tempio di Gerusalemme, inserisce anche la descrizione di qualcosa di completamente diverso: Ieosus parla del suo ritorno in qualità di Giudice Universale, seguito dai messaggeri celesti, mentre avviene il Giudizio Universale.

Questo modo di riportare la profezia lascia intendere che, secondo gli scrittori, nella mente di Ieosus la distruzione del tempio di Gerusalemme coincideva all’incirca con il suo ritorno e con il Giudizio Universale. Dato che Ieosus non tornò al tempo della distruzione del tempio di Gerusalemme, e nemmeno negli anni successivi, se davvero Ieosus avrebbe detto quelle cose in quel modo, lui si sarebbe sbagliato.

Ego: E questo non è possibile.

Teofilo: Esatto. Con questo in mente, se l’apostolo Ioannen ha ritenuto opportuno non riportare quella versione della profezia nella sua storia della vita di Ieosus, aveva delle ottime ragioni per farlo. Tanto più che il suo racconto della vita di Ieosus è stato composto almeno venti anni dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme. Era del tutto evidente che Ieosus non era tornato in quel tempo. Quindi la profezia così come era stata scritta da Loukas, Marcos e Matthàion era improponibile.

Ego: Sembra un argomento molto delicato e altrettanto importante. Possiamo addentrarci in questo discorso?

Teofilo: Certo. Cerchiamo innanzitutto di capire di cosa stiamo parlando. Molto tempo prima di essere ucciso, secondo il discepolo Loukas, Ieosus dichiarò che Yahweh avrebbe abbandonato il tempio di Gerusalemme. (Lo puoi leggere in Luca 13:35). Questo abbandono equivaleva a dire: questo luogo non sarà più considerato sacro da Yahweh, e quindi verrà abbandonato al suo destino.

Ego: Ma noi sappiamo che il tempio era stato abbandonato da Yahweh da almeno 600 anni, da quando Yahweh permise a Nabucodonosor di distruggere il tempio di Salomone.

Teofilo: Esattamente. Questo imprecisione dimostra come per un ebreo, l’idea di non essere più il popolo eletto, era qualcosa davvero difficile da digerire. Gli ebrei cercavano di motivare ancora una volta la distruzione del tempio di Gerusalemme come una punizione da parte di Dio. Viceversa era solo una predizione di quello che sarebbe accaduto. Molto probabilmente Ieosus non usò quell’espressione.

Successivamente, alcuni giorni prima che venisse ucciso, Ieosus ripeté la stessa profezia, indicando anche a cosa avrebbe portato il suo avverarsi. Infatti, secondo Matthàion, Ieosus disse le parole che leggiamo in Matteo 24:2: “Vedete tutte queste cose? Ve lo dico sul serio: non resterà qui pietra su pietra che non sarà buttata a terra”. Poche ore dopo, i suoi discepoli vollero chiedere i dettagli di questa distruzione futura. In risposta a queste domande, sempre secondo i suoi discepoli, Ieosus pronunciò la famosa profezia sulla distruzione del tempio di Gerusalemme.

Ego: A quale distruzione del tempio faceva riferimento Ieosus?

Teofilo: Evidentemente Ieosus si riferiva alla distruzione del tempio a causa dello scoppio della prima guerra giudaica, che secondo alcuni storici fu combattuta tra l’Impero romano e la nazione di Israele tra il 66 e il 70 d.C. (anche se continuò con strascichi fino al 73 d.C.).

Ego: Come si concluse questa guerra?

Teofilo: Come profetizzato da Ieosus, questa guerra ebbe come conseguenza la distruzione completa del tempio di Gerusalemme, che non venne mai più ricostruito, e la riduzione in schiavitù di circa 97.000 giudei, che vennero dispersi in tutto l’Impero romano. Il numero di morti tra i giudei fu sicuramente ingente, ma la cifra di oltre 1.000.000 di morti data da alcuni storici sembra una notevole esagerazione. Ne furono sicuramente molti di meno.

Ego: Ma la nazione di Israele scomparve in quella circostanza?

Teofilo: No, assolutamente. A differenza di quanto sostengono alcuni gruppi religiosi, sia Gerusalemme che la nazione di Israele non vennero distrutte definitivamente con la prima guerra giudaica del 70 d.C. Infatti gli avvenimenti intercorsi tra il 66 e il 70 d.C. rappresentano solo la prima di tre guerre giudaiche.

Ego: Quali sono le altre due guerre giudaiche successive al 70 d.C.?

Teofilo: Possiamo riassumere le tre guerre giudaiche così: (1) La prima guerra giudaica, nel 66-70 d.C., interessò parte del territorio ora conosciuto come Palestina. Questa guerra ha inizio sotto il regno di Nerone e culmina sotto il regno di Vespasiano, con la distruzione del tempio di Gerusalemme ad opera di Tito, figlio di Vespasiano ed imperatore di Roma dal 79 all’81. (2) La seconda guerra giudaica, nel 115-117 d.C., chiamata anche “guerra di Kitos”, interessò le città della Diaspora, iniziando e concludendosi sotto il regno di Traiano. Non fu una guerra combattuta in Palestina, ma fu piuttosto una rivolta combattuta dagli ebrei dispersi in tutto l’impero romano. (3) La terza guerra giudaica, nel 132-135 d.C., interessò parte del territorio ora conosciuto come Palestina, iniziando e concludendosi sotto il regno di Adriano, sostenuta da Simone Bar Kokhba, che si definiva il Messia. Dopo questa guerra, il nome di “Giudea”, fu cambiato in quello di Syria Palestina.

Ego: Queste furono le uniche rivolte dei giudei contro i romani dopo la morte di Ieosus, o ce ne furono altre?

Teofilo: Ce ne furono altre. Sono da ricordare altre due ribellioni ebraiche contro i romani, sebbene non siano normalmente incluse tra le “guerre giudaiche”: (4) La rivolta ebraica contro Gallo del 351-352 d.C., terminata con la distruzione delle città ribelli. (5) La rivolta ebraica contro Eraclio del 613 d.C., che portò gli ebrei a governare Gerusalemme per cinque anni.

A causa di questa serie di guerre, la stessa Gerusalemme, divenuta colonia romana (Aelia Capitolina), col tempo viene vietata ai figli di Israele. Si verifica così la Grande diaspora, ovvero l’emigrazione degli ebrei verso il nord Africa e l’Europa e che ebbe il suo epilogo fra il 685 e il 700 d.C. a causa delle leggi restrittive imposte dagli arabi nella Palestina. Queste cinque rivolte testimoniano che gli ebrei furono attivi in Palestina almeno fino agli inizi del medio evo, dopo di che la loro influenza in Palestina diviene trascurabile.

Ego: Quindi, di fra tutte queste ribellioni che durarono quasi cinque secoli, nella sua profezia Ieosus si riferiva esclusivamente alla prima guerra giudaica, giusto?

Teofilo: Esattamente. Questa profezia riguardava essenzialmente il tempio di Gerusalemme, e coinvolgeva solo secondariamente il resto della città di Gerusalemme, e in generale, il popolo di Israele. Infatti, come abbiamo detto, gli ebrei, anche se duramente colpiti dalla prima guerra giudaica, non si estinsero come popolo in quel tempo. Inoltre Gerusalemme non venne distrutta definitivamente dalla prima guerra giudaica, e la Palestina continuò ad esistere come patria degli ebrei per secoli, anche se in rapido e irreversibile declino.

Ego: I discepoli avevano chiaro in mente come si sarebbe avverata la profezia di Ieosus sulla distruzione del tempio?

Teofilo: Solo in parte. La profezia sulla distruzione del tempio di Gerusalemme avrà colto di sorpresa i discepoli di Ieosus. Senza dubbio gli apostoli, essendo tutti ebrei, si aspettavano un ristabilimento della dinastia reale del Re David a Gerusalemme, con Ieosus come nuovo re. Questa aspettativa è confermata da quanto è riportato da Loukas in Atti 1:6 che dice: “Signore, tu ristabilirai il regno per Israele in questo tempo”? Dalle loro stesse parole si comprende che gli apostoli, e i discepoli in generale, erano in attesa di un nuovo stato teocratico in Israele, libero da Roma. Non si aspettavano un “Governo Celeste” retto da Ieosus che dominava su tutta la terra.

Ego: In che periodo di tempo, secondo Loukas, venne pronunciata la frase detta dagli apostoli sul ristabilimento del Regno di Israele?

Teofilo: Secondo Loukas, gli apostoli fecero questa domanda circa 40 giorni dopo la risurrezione di Ieosus.

Ego: Quindi anche dopo la morte e la risurrezione di Ieosus, gli apostoli continuavano a sperare in un rinnovato Regno di Israele che avrebbe sconfitto i romani?

Teofilo: Sì. Le cose iniziarono a cambiare quando sugli apostoli divenne operante la forza santa che chiarì le idee su molte cose. Ma dato che i vangeli furono scritti dopo che la forza santa era scesa, è evidente che almeno un buon numero di discepoli, se non tutti, si aspettavano ancora un regno o governo di Israele che iniziasse a dominare sui romani a brevissima scadenza. Per questo motivo, quando Ieosus disse loro che il tempio di Gerusalemme sarebbe stato distrutto, i discepoli persero il loro orizzonte spirituale, ed andarono letteralmente in confusione. Loro si aspettavano la fine di Roma, e invece Ieosus profetizzava la fine di Israele. Fu un vero dramma psicologico.

Ego: Sarà stato un colpo tremendo per la fede dei discepoli ebrei.

Teofilo: Senza dubbio. Per questi motivi le convinzioni e le aspettative, almeno in parte errate, che circolavano tra i discepoli hanno influenzato notevolmente il modo con cui Marcos, Loukas e Matthàion hanno compreso e in seguito hanno riportato le parole di Ieosus sulla distruzione finale del tempio di Gerusalemme e sulla profezia di Ieosus sul suo ritorno. Evidentemente credettero, o vollero credere, che Ieosus stesse parlando dello stesso avvenimento, come se il ritorno di Ieosus e la distruzione del tempio di Gerusalemme coincidessero. E infatti il tutto venne descritto come un unico avvenimento che si sarebbe verificato in un futuro prossimo, “entro una generazione”, mentre loro erano ancora in vita. Ma evidentemente Ieosus non stava dicendo questo.

SEGUE LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO – CLIKKA

© Tutto il materiale contenuto su questo sito è tratto dai libri: Il libro dei Figli di Dio, Dialoghi con la forza e “Cassandra”. Tutti i diritti sono riservati. È vietato copiare o distribuire questo materiale senza l’autorizzazione dell’autore. 

10 Comments

  • Domenico

    17 luglio 2017 at 12:42 Rispondi

    Logico e forte come il sole.
    Grazie

  • Sara Autieri

    18 luglio 2017 at 9:55 Rispondi

    Fantastico!!! Non vedo l’ora di leggere la seconda parte.

  • marco 71

    18 luglio 2017 at 22:18 Rispondi

    Gran bel pezzo

  • Dami

    19 luglio 2017 at 9:02 Rispondi

    I discepoli aspettavano un messia re di Israele perchè è quello che Dio ha promesso loro. Da nessuna parte in tutto l’antico testamento si parla di un messia che governa nel regno dei cieli. Tale visione è originale del nuovo testamento. Per questo motivo per un ebreo non aveva senso il discorso del regno dei cieli. Passano secoli ad aspettare il re promesso da Dio che avrebbe portato la pace e l’unione di Israele..e poi gli dicono che il messia Gesù avrebbe istituito il regno nei cieli… avranno pensato: “bella fregatura!”
    Non capisco perchè si usa il termine messia per Gesù… tale termine deriva dall’ebraico mashiach che significa unto. In tutta la tradizione ebraica il mashiach è descritto come un re, capo politico e militare, che sarebbe stato “unto” dal sinedrio e avrebbe riunito le tribù disperse e portato la pace e la fede in Dio nel mondo. Gesù non ha fatto una sola di queste cose, perciò gli ebrei lo rifiutarono.

    • Admin

      19 luglio 2017 at 10:47 Rispondi

      Hai preso il solito granchio. In Daniele capitolo 7 si vede il Figlio dell’Uomo, Ieosus stesso, in cielo d’avanti al trono di Yahweh e gli viene data autorità su tutti i popoli. Buona giornata e buone ferie.

  • Dami

    19 luglio 2017 at 12:56 Rispondi

    A parte il fatto che Daniele non nomina in alcun modo Yeshùa, il termine usato è כְּבַ֥ר אֱנָ֖שׁ “figlio dell’uomo” che in ebraico ha sempre significato di uomo, individuo umano o appartenente alla razza umana, similmente a ben hadam. Poi, visto che a quanto pare è necessario sottolinearlo, il testo di Daniele è chiaramente simbolico. Ma se proprio gli si vuole forzare sopra la figura di Yeshùa come messia, allora occorre dire che Yeshùa non ha compiuto alcuna delle attese messianiche. Non è stato re, non è stato condottiero militare, non ha portato la pace, non ha riunito le tribù di Israele, non ha unificato il mondo sotto l’unico Dio, insomma non ha soddisfatto nemmeno uno dei requisiti del messia ebraico. Puoi provare il contrario? Poi se ci vogliamo costruire sopra della teologia a buon mercato, a me va benissimo, ma il vostro approccio verso la tradizione ebraica è tanto superficiale quanto strumentale.

    • Admin

      19 luglio 2017 at 13:21 Rispondi

      Credo che il post che stai leggendo si intitola: Gesù e la Fine: una profezia mancata? Ti suggerisce nulla? Aspetta il resto e vedrai… Non vendiamo fumo.

  • Beta

    19 luglio 2017 at 17:29 Rispondi

    Scusa Dami,
    ma ti sfugge (la mia è solo una domanda provocatoria), che Gesù stesso nei vangeli si definisce proprio “figlio dell’uomo”, attribuendo a sè dunque tutti i riferimenti profetici che citano questa figura? Cosa ci vedi di strano? chi è che sta arbitrariamente interpretando le profezie, chi dice che Gesù sia il figlio dell’uomo o tu che dici che in Daniele non si faccia riderimento alcuno a Gesù?
    Non ci si finisce mai di stupire….

    • Dami

      19 luglio 2017 at 20:44 Rispondi

      Figlio dell’uomo è chiunque, non un soggetto specifico, quindi non c’è tanto niente che riferisca in modo chiaro ad un individuo particolare. E’ un pò come dire “una persona”.
      Il mashiach descritto nelle scritture ebraiche deve ancora venire e compiere ciò che è stato predetto…tra cui ristabilire l’unità di Israele e portare il mondo al disarmo sotto la guida dell’unico Dio. Io rispetto il maestro Yeshùa per i grandi insegnamenti dati, ma nel concreto Egli non ha adempiuto ad una sola delle caratteristiche del mashiach ebraico. Potete sostenere il contrario?

      • Admin

        20 luglio 2017 at 11:51 Rispondi

        Non è questo il post adatto a questo argomento. Scegliti quelli su Ieosus. Grazie.

Post a Comment

error: Alert: Content is protected !!