L’Ultima Cena: un errore clamoroso – parte 2

Teofilo: Matthàion, Marcos e Loukas sono concordi nel sostenere quanto venne scritto da Pàulos ai discepoli di Corinto in 1 Corinti 11:23-26 che dice: “Io ho ricevuto da Ieosus quel che a mia volta vi ho trasmesso: Nella notte in cui fu tradito, il Kirios Ieosus prese un pane, disse una preghiera di ringraziamento, spezzò il pane e disse: ‘Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in ricordo di me’. Poi, dopo aver cenato, fece lo stesso con un bicchiere di vino. Lo prese e disse: ‘Questo [vino] è il Nuovo Patto che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue. Tutte le volte che ne berrete, fate questo in ricordo di me’. Infatti, ogni volta che mangiate di questo pane e beviate di questo vino, voi annunziate la morte di Ieosus, fino a quando egli ritornerà”.

Ego: Molti vogliono leggere in queste parole l’idea che a partire dall’Ultima Cena in poi, il Patto della Legge di Moshe veniva abolito, e restava in funzione il Nuovo Patto.

Teofilo: In effetti molti lo pensano. Ma, se leggiamo in maniera razionale, Pàulos non sta dicendo questo. Innanzitutto Páulos non parla del Vecchio Patto, o Patto della Legge di Moshe. Quindi quella dichiarazione non serve a stabilire quando questo fu abolito. Secondo il profeta Yirmeyàh, il Patto della Legge di Moshe era stato infranto da secoli, quando verso il 587 a.C. le truppe babilonesi distrussero il tempio di Gerusalemme, deportarono la popolazione di Israele per circa 70 anni e la stessa Arca del Patto, simbolo del Vecchio Patto, scomparve, e con essa le tavole del Patto della Legge. Nemmeno Ieosus aveva considerato vincolante il Patto della Legge, né per se stesso né per gli altri.

Ego: Bene, questo mi sembra evidente. Ma che dire del Nuovo Patto e della frase che i discepoli fanno dire a Ieosus, secondo cui il suo sangue significava il Nuovo Patto?

Teofilo: Il sangue di Ieosus, ossia la sua morte, era l’ultimo atto del suo insegnamento: essere disposti a morire l’uno per l’altro. In questo senso, avendo l’esempio completo della vita di Ieosus, ora tutti potevano accettare di entrare nel Nuovo Patto. È come se Ieosus avesse impiegato a scrivere in meno di tre anni, con il proprio esempio e la propria vita, cosa volesse dire essere un suo discepolo. Quindi, anche se le parole scritte da Pàulos fossero state pronunciate letteralmente da Ieosus, quelle parole non volevano intendere quello che molti credono.

Ego: Da quello che dici, esiste la possibilità che Ieosus non abbia pronunciato quelle parole?

Teofilo: Matthàion e Loukas riportano lo stesso discorso di Pàulos, e quindi avvalorano l’idea che a partire dalla sera dell’Ultima Cena fosse possibile entrare nel Nuovo Patto. Viceversa il testimone oculare, Ioannen, che era presente a quella cena, riporta tantissimi particolari inediti su cosa Ieosus disse e su cosa Ieosus fece durante l’Ultima Cena. Ma, strano a dirsi, nel discorso di Ieosus, Ioannen non riporta le parole sul Nuovo Patto.

Ego: Secondo Ioannen, Ieosus non disse nulla a riguardo?

Teofilo: Al contrario. Secondo Ioannen, quella sera Ieosus fece lo stesso esempio dell’albero che una ventina di anni dopo Pàulos propose ai discepoli di Roma, e che abbiamo esaminato precedentemente. Solo che Ieosus usò un albero diverso. Invece di usare l’esempio dell’Ulivo, Ieosus usa l’esempio dell’albero di vite. Secondo Ioannen, Ieosus disse: “Io sono la vera vite. Il Padre mio è il vignaiolo. Ogni ramo che è in me e non produce l’uva, il Padre lo taglia e lo getta via. I rami che producono uva, li pota e li libera dalle cose dannose, per fargli produrre ancora più uva. Voi siete già stati potati [essendo stati purificati] da quello che vi ho insegnato. Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi. Come il ramo di una vite non può produrre uva da solo, se non rimane unito alla vite, neppure voi potete produrre qualche tipo di frutto, se non rimanete uniti a me.

Io sono la vite. Voi siete i suoi rami. Se uno rimane unito a me e io a lui, produce molto frutto. Separati da me, invece, non potete fare nulla. Se uno non rimane unito a me, è gettato via come i rami [di una vite] che diventano secchi, e che la gente raccoglie per bruciarli nel fuoco. Se voi rimanete in me, e le mie parole rimangono in voi, chiederete [a Dio] quello che volete e questo avverrà. La gloria del Padre mio risplende quando voi portate molto frutto e vi mostrate miei [veri] discepoli”.

Ego: L’esempio della vite è quasi identico all’esempio dell’albero di olivo usato da Pàulos per spiegare il Nuovo Patto.

Teofilo: Esatto. In perfetto “stile Ieosus”, al posto di citare una profezia antica, Ieosus ne spiegò le implicazioni. Quindi Ieosus quella sera spiegò, pur senza menzionarlo, che rimanendo uniti a lui i suoi discepoli entravano nella “Vite di Dio”, o “Ulivo di Dio”, o “Nuovo Patto”. I modi di chiamarli possono essere diversi, ma il concetto è lo stesso.

Ego: Ma perché Ieosus non usò il termine “Nuovo Patto”?

Teofilo: Un patto può dirsi “nuovo” solo se esiste un patto “vecchio”. Questo era vero per i giudei: al posto del “Vecchio Patto”, il Patto della Legge di Moshe, se ne faceva uno nuovo, il Nuovo Patto profetizzato da Yirmeyàh. Ma questo non è vero per il resto dell’umanità. Gli esseri umani in generale, e parliamo di musulmani, indù, buddisti e altri, non sono mai stati vincolati da un patto con Dio. Quindi non era né logico né corretto parlare di un “Nuovo Patto” per il genere umano in generale, visto che per loro non esisteva nessun “Vecchio Patto”. Il termine Patto aveva quindi senso solo per gli ebrei. Per questo gli scritti che facevano particolarmente riferimento agli ebrei, come i vangeli di Matthàion, Loukas, lo menzionano. Viceversa per gli scritti di Ioannen, che sono rivolti all’intera umanità, il termine Patto era un formalismo antiquato che non era più necessario.

Ego: Ma allora Ieosus disse o non disse le parole sull’Ultima Cena pronunciate da Loukas, Matthàion e Pàulos?

Teofilo: Secondo Ioannen, Ieosus non disse quelle parole. Ieosus spiegò l’effetto che avrebbe avuto il Nuovo Patto su alcuni esseri umani, che sarebbero stati uniti a lui come i tralci di una vite erano uniti al loro tronco. Ma, secondo Ioannen, Ieosus non menzionò direttamente il Nuovo Patto profetizzato da Yirmeyàh.

Ego: Ma allora perché i discepoli ne parlano come se in effetti Ieosus abbia pronunciato quelle parole precise quella sera?

Teofilo: In effetti anche se Ieosus molto probabilmente non pronunciò quelle esatte parole quella sera, dal punto di vista di un ebreo, con l’esempio della vite e dei tralci, Ieosus intese dire proprio quello. L’esempio della vite faceva comprendere che i suoi discepoli dovevano entrare in un Patto perenne, con lui e di conseguenza con suo Padre. Probabilmente poco tempo dopo i discepoli avranno associato la metafora della vite alla promessa del Nuovo Patto di Yirmeyàh.

Ego: E lo spezzare il pane e passare il vino? Non fece nemmeno quello quella sera?

Teofilo: Già oltre un anno prima che si tenesse l’Ultima Cena, Ieosus aveva detto ai suoi discepoli: “Chi si nutre [simbolicamente] della mia carne e beve [simbolicamente] il mio sangue ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. La mia carne è il vero cibo, e il mio sangue è il vero vino [o bevanda]. Chi si nutre [simbolicamente] della mia carne e beve [simbolicamente] il mio sangue dimora in me, e io in lui. Come il Padre vivente ha mandato me, e io ho la Vita grazie a lui, così chi si nutre di me, avrà la vita grazie a me.  Questo è il significato dell’espressione che ho detto: `il pane che è sceso dalla Dimensione Celeste`”. Quindi l’invito a nutrirsi del suo corpo e del suo sangue, non era affatto una novità per i discepoli.

È vero che in quella circostanza, circa un anno prima dell’Ultima Cena, nessuno dei suoi discepoli comprese quello che Ieosus stesse dicendo. Anzi, ad eccezione dei suoi apostoli, tutti gli altri lo abbandonarono proprio a causa di quelle parole. Ma, evidentemente, in seguito alla venuta della forza santa, tutti compresero quello che Ieosus volle dire invitandoli a mangiare del suo corpo e a bere del suo sangue. Capirono che nutrendosi simbolicamente del corpo e del pane di Ieosus si entrava a fare parte della “vite”, o del Nuovo Patto.

Ego: Quindi, invitando a celebrare l’eucarestia, ossia il passaggio del pane e del vino, Pàulos, Loukas, Matthàion e Marcos fecero una specie di “riassunto” di cosa fosse il Nuovo Patto, anche se Ieosus probabilmente non disse quelle parole quella sera?

Teofilo: La versione di Ioannen e quella degli altri discepoli non possono essere tutte e due contemporaneamente vere. I discepoli Pàulos, Loukas, e Matthàion descrivono quello che diventa a tutti gli effetti un rito, tipico della religione ebraica. Viceversa Ioannen descrive una idea universale, molto più profonda e significativa di un rito. Quindi è probabile che Pàulos, Loukas, Matthàion abbiano semplificato il discorso di Ieosus di quella sera riassumendo quello che il Maestro volesse dire, in un paio di punti essenziali. Ovviamente i discepoli non mentirono, in quanto Ieosus intendeva dire proprio quello che loro scrissero. Solo che i discepoli usarono un linguaggio comprensibile al loro primo uditorio, gli ebrei. Ioannen invece ci ha trasmesso il discorso integrale, rivolto all’intero genere umano, di ogni tempo e di ogni nazione.

Gli ebrei erano cresciuti in una religione ritualista, dove ogni avvenimento aveva il suo rito. I discepoli si espressero in un linguaggio che loro potessero comprendere, rifacendosi alla profezia di Yirmeyàh.

Ego: Ma allora l’eucarestia, ossia il ricordo della morte di Ieosus passando il pane e il vino, è qualcosa che va fatto o no?

Teofilo: Fu Ieosus stesso ad invitare a mangiare del suo corpo e a bere il suo sangue. Ovviamente era un simbolo. Ricordare questa offerta simbolica, magari usando dei simboli come pane letterale e vino letterale non è assolutamente sbagliato o inutile. Ieosus non intervenne mai a dire che questo modo di fare fosse sbagliato. In effetti, i discepoli del primo secolo, ogni volta che si radunavano assieme, ricordavano quella volta in cui Ieosus disse di nutrirsi di lui. Non essendoci più il corpo di Ieosus, usavano pane e vino come simboli. E se Pàulos ha detto che il Kirios gli ha comandato di farlo, evidentemente era così. Questo comando può essere stato dato in seguito.

Ego: Ma…

Teofilo: Ma quello era un altro tempo, un altro mondo, altre esigenze. Noi oggi non dobbiamo confondere i simboli con la realtà. La parola Patto, il pane, il vino, di per sé non hanno nulla di magico o trascendentale. Sono solo dei simboli che indicano qualcosa di più grande. Il senso del Nuovo Patto è che dobbiamo tutti accettare Ieosus come l’Eletto, e vivere ogni giorno applicando il suo insegnamento nella nostra vita. Dobbiamo credere in quello che disse e in quello che fece, e vivere di conseguenza. E il più spesso possibile dovremmo soffermarci a riflettere se stiamo ancora seguendo l’invito a “cibarci di lui”. Il senso delle parole di Ieosus, di ricordare il suo sacrificio, è questo. Non ci invitava a celebrare un rito, ma ci invitava ad avere un modo di vivere il più possibile simile al suo. E questo è indispensabile farlo, o non saremo più attaccati alla vite come dei tralci.

Ego: Stai dicendo che non è indispensabile mangiare e bere il pane e il vino?

Teofilo: Innanzitutto fu Pàulos stesso a dire che la celebrazione della eucarestia era un ricordo da ripetere fino al “ritorno di Ieosus”. Se Ieosus è tornato, non ha più senso ricordare la sua morte.

D’altra parte vale per l’eucarestia lo stesso discorso valido per l’immersione cerimoniale in acqua, o battesimo. Non c’è nulla di male nell’immergersi in acqua in simbolo del proprio cambiamento di vita. Allo stesso modo non c’è nulla di male nel continuare a ricordare quello che Ieosus ha fatto per noi con del pane e del vino. Ma non dobbiamo dimenticare che sono solo simboli, o per meglio dire, dei riti. Ma il tempo dei riti è finito.

Immergerci in acqua è solo un semplice bagno se poi non cambiamo realmente vita. Come mangiare il pane e bere il vino non ha di per sé nulla di miracoloso o di spirituale, se poi non imitiamo Ieosus nella nostra vita. Viceversa potremmo non volerci immergere in acqua ed effettuare un vero cambiamento nella nostra vita. Come potremmo anche non mangiare il pane e non bere il vino eppure rimanere davvero vicini all’esempio di Ieosus, e quindi essere dentro il Nuovo Patto. Il bello della vita cristiana è questo: siamo liberi dai riti e dalle regole. Possiamo concentrarci sulla sostanza: Amare. Dobbiamo quindi avere chiara in mente la distinzione tra un simbolo, che ha una importanza relativa, e quello che quel simbolo rappresenta, che invece è assolutamente indispensabile da comprendere e raggiungere.

Ego: Mi stai dicendo che la maturità della vita dei discepoli di Ieosus non prevede né riti né simboli. Dico bene?

Teofilo: Esatto, dici bene. La religione, qualsiasi religione, con i suoi riti e i suoi simboli, non serve a conoscere e adorare Dio. L’epoca dei simboli è terminata. Oggi possiamo conoscere Dio “faccia a faccia”.

Ego: Vorrei isolare un punto. Come abbiamo detto precedentemente, Ieosus non celebrò mai la Pasqua ebraica del 32 d.C. perché fu ucciso tra le 15:00 e le 16:00 del 13 Nisan, e il suo corpo morto venne messo nella tomba mentre iniziava il 14 Nisan. Non esiste alcuna prova biblica indicante che gli apostoli celebrassero la Pasqua ebraica quell’ anno, mentre è probabile che altri discepoli ebrei lo abbiano fatto. È giusto?

Teofilo: Esatto

Ego: La mia domanda è la seguente. Al posto della Pesach ebraica, almeno nel primo secolo, Ieosus istituì l’eucarestia, ossia il passaggio del pane e del vino, come sostituzione della Pesach, oppure no?

Teofilo: È una bella domanda. Innanzitutto possiamo dire che la Legge di Moshe era già stata abolita. Non abbiamo nessuna conferma scritta che Ieosus abbia celebrato una sola festa della Pesach durante il suo ministero. Abbiamo, semmai, un indizio del contrario. Per gli israeliti maschi, era obbligatorio andare a Gerusalemme in occasione di 3 feste annuali. Una di queste era la festa del Sukkot. Ebbene, dagli scritti di Ioannen leggiamo che Ieosus non salì insieme alla famiglia alla festa del Sukkot del 31 d.C. Il racconto disse che vi andò in seguito, non specificando quando. Comunque il racconto lo descrive insegnare nel tempio “quando la festa era per metà passata”. Un atteggiamento del genere, da parte di un rabbi che considerava sacre le feste degli ebrei, era inammissibile. Ma, come abbiamo detto varie volte, Ieosus non si considerava più vincolato dal Patto della Legge di Moshe, comprese le sue festività.

Inoltre, leggendo il racconto di Ioannen, si capisce chiaramente che lui non aveva nessuna intenzione di celebrare la Pesach del 32 d.C., visto che il racconto dice che almeno fino a 24 ore prima non aveva preso nessuna disposizione per celebrarla.

Ego: Questo è piuttosto chiaro. Il punto è: al posto della Pesach, Ieosus istituì il ricordo dell’eucarestia, o Ultima Cena?

Teofilo: Ti rispondo con questa domanda: quanto tempo doveva durare la cena della Pesach ebraica?

Ego: Penso che durava finché non avessero mangiato l’agnello arrosto, i pani e le erbe amare. Non penso che durasse oltre alcune ore.

Teofilo: Esatto. Al più tardi quando si esauriva il cibo, la Pesach ebraica era terminata.

Ego: Mi sembra abbastanza ovvio.

Teofilo: Allora ti faccio un’altra domanda. Per quanto tempo devi cibarti simbolicamente della carne e del sangue di Ieosus?

Ego: Bella domanda. Non certo solo per una sera. Dovremmo farlo tutti i giorni, a tutte le ore, almeno finché non viene ristabilito il Paradiso.

Teofilo: Esatto. Ecco perché a differenza della Pesach ebraica, l’eucarestia dei discepoli, ossia il passare il pane e il vino, non può concludersi in una sola sera. È qualcosa che dovrebbe avvenire ogni giorno, in ogni istante, fino al ritorno del Paradiso oppure fino alla nostra morte.

Ego: Da questo punto di vista non esiste una celebrazione che sostituisca la Pesach ebraica. Ieosus non ha lasciato un rito da ripetere, ma un modo di vivere.

Teofilo: Si, la Pesach ebraica è stata abolita senza avere un sostituto o un surrogato.

Ego: Abbiamo detto che comunque, per aiutare i discepoli a capire, le varie comunità di discepoli ricordavano l’eucarestia. Si ha notizia di quanto spesso i primi discepoli ricordassero l’eucarestia?

Teofilo: Si, abbiamo notizie certe. I primi discepoli facevano una netta distinzione tra la Pesach ebraica e l’eucarestia. La Pesach ebraica, ripensata in seguito da alcuni discepoli come celebrazione cristiana, veniva celebrata da alcuni gruppi di discepoli sviati il 14 Nisan, in corrispondenza della Pesach tenuta dagli ebrei. Questi venivano chiamati quartodecimani. Successivamente si fece in modo che il giorno della Pesach adattata al cristianesimo cadesse sempre di domenica. Da questa decisione deriva la Pasqua cattolica.

Viceversa, sin dall’inizio, il passaggio del pane e del vino, chiamato Eucarestia, avveniva ogni volta che si radunavano i discepoli per pregare e studiare la parola di Dio. L’eucarestia si poteva ricordare anche ogni giorno. Col tempo si decise di tenerla solo di domenica, da cui deriva l’attuale eucarestia cattolica.

Possiamo notare che sin dall’inizio i discepoli non confusero mai l’eucarestia con la versione cristiana della Pesach ebraica. Era chiaro nelle loro menti che l’eucarestia non sostituiva la Pesach ebraica. Erano due cose diverse. Mentre la Pesach ebraica era una celebrazione annuale, l’eucarestia andava ricordata teoricamente ogni giorno, perché ci si deve nutrire del pane e del vino, ossia del corpo e del sangue di Ieosus, praticamente ogni giorno.

In seguito alcune persone auto-proclamatesi episcopi vollero continuare lo stesso a ricordare la Pesach ebraica in “salsa cristiana” ogni 14 Nisan, ma questa è un’altra storia. Con la venuta di Ieosus, la Pesach, sia ebraica che cristiana, non ha nessun senso.

Ego: Permetti se faccio alcune domande per puntualizzare quello che ci siamo detti?

Teofilo: Certo.

Ego: I discepoli di Ieosus del XXI secolo dovrebbero ricordare il Nuovo Patto celebrato durante l’Ultima Cena?

Teofilo: In realtà, secondo Ioannen, non ci fu nessuna formalizzazione del Nuovo Patto durante l’Ultima Cena.  Ieosus aveva già detto prima dell’Ultima Cena che i discepoli dovevano nutrirsi simbolicamente della sua carne e del suo sangue. Credendo che lui fosse davvero l’Eletto o Messia, almeno gli apostoli fedeli stavano già facendo questo. Quindi durante l’Ultima Cena, Ieosus si limitò a ricordare che non dovevano mai staccarsi da lui, o usando un termine caro agli ebrei, non dovevano mai infrangere questo Patto.

Nel redigere i vangeli, Matthàion e Loukas misero quell’invito a restare uniti a lui come ultimo e più importante ricordo del Maestro. Evidentemente l’apostolo Pàulos ricevette l’ordine da Ieosus di ricordare, quando cenavano, quel suo invito a cibarsi della sua carne e del suo sangue. Ma era tutto un simbolismo. Gli apostoli riassunsero con quelle frasi quello che Ieosus aveva davvero insegnato loro.

Ego: Quale era il senso di ricordare il Pasto Serale del Signore?

Teofilo: Le Scritture dicono in Matteo 26:28: “Poiché questo significa il mio ‘sangue del Patto’, che dev’essere versato a favore di molti per il perdono dei peccati”. Il Nuovo Patto permette il perdono dei nostri atti di disubbidienza contro Dio, e ci permette di essere uniti a Ieosus e a Yahweh. Ma deve essere chiaro che non è una cena, o mangiare del pane o bere del vino, a compiere questo miracolo. Ogni giorno ci si deve nutrire simbolicamente di Ieosus. Solo in questo modo si è dentro il Nuovo Patto. Capito questo, si comprende che passare tra amici un pezzo di pane e un bicchiere di vino è solo un simbolo, che si può continuare a ripetere se fa piacere, ma che diventa inutile se abbiamo compreso le realtà che venivano additate. Ad ogni modo, anche questo simbolo, doveva cessare con l’arrivo di Ieosus.

Ego: Il prendere del pane e del vino ha qualche relazione con la speranza di andare nella Dimensione Celeste?

Teofilo: No.

Ego: Il prendere del pane e del vino conferisce in qualche modo i “doni dello spirito”?

Teofilo: No.

Ego: Per quanto tempo si sarebbe dovuto celebrare il Pasto Serale del Signore?

Teofilo: Lo abbiamo detto prima. Fino a quando si adempie la scrittura di 1 Corinti 11:26, che dice: “Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice, continuate a proclamare la morte del Signore, finché egli arrivi”. Probabilmente, quindi, siamo già oltre il tempo massimo…

Ego: Chi vuole continuare a ricordare il Pasto Serale del Signore, deve farlo in una data specifica?

Teofilo: No.

Ego: Perché?

Teofilo: La scrittura dice in Galati 4:9-11: “Ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto ora che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo alle deboli e meschine cose elementari [della Legge di Moshe] e volete nuovamente essere loro schiavi? Voi osservate scrupolosamente giorni e mesi e stagioni e anni. Temo per voi, che in qualche modo io mi sia affaticato senza scopo riguardo a voi”. Continuare a seguire scrupolosamente le date e le festività della Legge Mosaica, come quello di ricordare il 14 Nisan come giorno speciale, pone seri dubbi sulla nostra comprensione del messaggio di libertà del Figlio di Dio.

Ego: Chi vorrebbe continuare a ricordare il Pasto Serale del Signore, dovrebbe farlo insieme ad altri discepoli?

Teofilo: La scrittura dice in 1 Corinti 11:20 “…Perciò, quando vi riunite in uno stesso luogo…”. I primi discepoli di Ieosus usavano ricordare questo avvenimento praticamente tutte le volte che una comunità dei discepoli si riuniva. Comunque oggi le cose sono cambiate. Bisogna ricordare di non urtare la sensibilità di chi si sente ormai oltre i riti delle religioni, e non vuole nemmeno sentire parlare di celebrazioni e ricorrenze. Chi desidera continuare a celebrare il Pasto Serale del Signore in maniera formale, deve rispettare anche la coscienza altrui.

Ego: Come si dovrebbe svolgere il Pasto Serale del Signore, ovviamente per chi desidera continuare a farlo?

Teofilo: La Scrittura dice in 1 Corinti 11:23-25 “Il Signore Ieosus nella notte in cui stava per essere consegnato prese un pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo significa il mio corpo che è a vostro favore. Continuate a far questo in ricordo di me”. E fece similmente riguardo al calice, dopo aver preso il pasto serale, dicendo: “Questo calice significa il nuovo patto in virtù del mio sangue. Continuate a far questo, ogni volta che ne berrete, in ricordo di me”. Chi lo desidera può ripetere questa semplice cerimonia mentre si è a tavola, con quelli che sono ancora disposti o vogliono farlo. Ma ripetiamo, è solo un rito.

Ego: Ammesso che qualcuno voglia continuare a celebrare l’eucarestia, che tipo di pane e che tipo di vino si dovrebbe passare?

Teofilo: Qualsiasi tipo di pane e qualsiasi tipo di vino. Dobbiamo ricordare che sono solo “simboli”, e non hanno nessun valore trascendentale o religioso.

Ego: Sarebbe giusto “mischiare” varie partecipazioni alla eucarestia per accontentare diversi gruppi religiosi che danno significati completamente diversi al mangiare il pane e bere il vino?

Teofilo: Riferendosi all’eucarestia, Pàulos disse in 1 Corinti 10:21,22: “Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare [al pane] della tavola del Signore e della tavola dei demoni. O “incitiamo il Signore a gelosia”? Noi non siamo più forti di lui, vi pare?”. Ognuno fa bene a riflettere profondamente su questo consiglio ispirato. Non si gioca con le cose sacre.

Ego: In ultima analisi, questa celebrazione fa parte ormai del passato?

Teofilo: Il rito sì, ormai fa parte del passato. Il senso del rito, il suo significato, è oggi più attuale che mai, e nessuno dovrebbe mai dimenticarlo. Ognuno dovrebbe prendersi il tempo di ricordare da solo e con i suoi cari l’invito di Ieosus a mangiare del suo corpo e bere del suo sangue, l’invito a far parte della vite come dei tralci, l’invito ad amare gli altri come ci ha amati lui. Da questo dipenderà la nostra vita.

 

© Tutto il materiale contenuto su questo sito è tratto dai libri: Il libro dei Figli di Dio, Dialoghi con la forza e “Cassandra”. Tutti i diritti sono riservati. È vietato copiare o distribuire questo materiale senza l’autorizzazione dell’autore. 

11 Comments

  • Anselmo F.

    5 luglio 2017 at 10:40 Rispondi

    SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!

  • Domenico

    5 luglio 2017 at 11:07 Rispondi

    Grazie Teo del post!
    Chiarissimo come un lago nei ghiacciai delle alpi.
    L’urlo della verità e assordante per chi non ha fede, x gli altri è acqua di vita

  • Cerco dio

    5 luglio 2017 at 22:27 Rispondi

    Grazie della spiegazione!

  • Sandra P.

    6 luglio 2017 at 16:44 Rispondi

    I cattolici non hanno capito il senso dell’eucarestia, in quanto sono convinti che mangiano e bevono letteralmente il corpo e il sangue di cristo. Comunque, a parte questo, sono quelli che più di ogni altro si sono avvicinati al fatto che l’eucarestia si può prendere anche ogni giorno, e non solo una volta all’anno, come fanno vari gruppi religiosi spuntati in questo secolo. Ora Teofilo dice una cosa ancora più profonda: L’eucarestia è solo un rito, e come tutti i riti, non serve. Conta il suo significato. Non credo che siano in molti ad essere pronti ad accettare questo ulteriore pungo nello stomaco. Eppure è evidente a tutto che deve essere così. Certo che Teofilo vola altissimo, molto molto alto. Sfiora il cielo con un dito…

  • Admin

    6 luglio 2017 at 17:10 Rispondi

    il 22 Giugno su questo sito sono state lette 4.290 pagine. Niente male 🙂 Grazie a tutti.

  • Sebastiano Mamone

    8 luglio 2017 at 16:58 Rispondi

    La logica di quanto spiegato in questo post è schiacciante, non esiste replica.
    Grazie

  • Pino Di Martino

    9 luglio 2017 at 19:08 Rispondi

    Bellissima spiegazione, portata avanti con logica stringente e disarmante, grazie.

  • Matteo Renzulli

    10 luglio 2017 at 15:57 Rispondi

    Grazie ai Kirios che hanno mandato il loro messaggero a recapitarci queste informazioni di importanza vitale, in un periodo storico particolarmete delicato nel quale la vera fede rischia di sparire dalla Terra e le religioni ci stanno “rubado” Dio. Non permettiamolo e facciamo di tutto per rimanere attaccati alla vera vite, il nostro Re Ieosus,

  • Novak

    11 luglio 2017 at 10:08 Rispondi

    Salve. Mi piacerebbe approfondire le prove scritturali che attestano il rifiuto di Gesù della legge ebraica.
    Come curiosità, segnalo che il rituale descritto dell'”ultima cena” corrisponde esattamente al rituale ebraico della cena del venerdì sera, entrando in Shabbat. La benedizione del pane e del vino è usanza tipica degli ebrei che si apprestano a consumare la cena d’entrata in Shabbat. Per questo motivo resto perplesso nel leggere affermazioni così certe riguardo il rifiuto di Gesù delle tradizioni ebraiche. Sarei lieto di ricevere delucidazioni in merito. Grazie
    Saluti

    • Teofilo

      12 luglio 2017 at 9:35 Rispondi

      Le opinioni non contano, contano i fatti. La data dell’Ultima Cena precede di 24 ore la Pasqua ebraica. Ieosus non mangiò agnello, non mangiò erbe amare, non mangiò pane lievitato. I fatti rendono chiaro che l’Ultima Cena NON corrisponde in nessun modo alla Pasqua ebraica, come spiegato nell’articolo precedente. Poi ognuno è libero di attribuire alla storia il significato che più gli piace. Siamo liberi. Ma i fatti restano fatti.

      • Novak

        12 luglio 2017 at 15:08 Rispondi

        Chiarissimo. Grazie

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